La crisi economica dell’ultimo periodo obbliga sempre più le famiglie italiane a richiedere prestiti personali agli istituti o alle società finanziarie. Il prestito, d’altronde, è l’espediente più utilizzato, dalle coppie, da giovani ed anziane, per ottenere più liquidità e far fronte, così, alle spese quotidiane. Ma sono anche e soprattutto i progetti di vita, quelli davvero importanti, che rappresentano le motivazioni maggiori per una richiesta di prestito. Prestiti per far fronte alle spese del matrimonio, ad esempio, è questa l’esigenza che registra più domande di finanziamento nell’ultimo periodo. E a farne richiesta sono per lo più le persone anziane, costrette a reclamare convenienti formule di prestiti ai pensionati perché intenzionati ad organizzare le nozze dei propri figli.

La spiegazione del perché siano poi i pensionati (ovvero i genitori anziani) e non i diretti interessati (gli sposi) a richiedere il prestito è prevedibile: la necessità di fornire delle garanzie a tutela del prestito che solitamente ragazzi di una giovane età non possono fornire all’istituto di credito. Crescono le richieste di prestiti ai pensionati finalizzati al pagamento delle spese di matrimonio ma, allo stesso tempo, diminuiscono gli importi richiesti del finanziamento. Non più matrimoni da favola, quindi, e sembra che i giovani sposi siano pronti ad accontentarsi. Saranno le preoccupazioni dovute all’impegno della restituzione del prestito, sarà la consapevolezza del momento particolarmente delicato, ma le giovani coppie, o chi per esse, se costrette a fare richiesta di prestito, preferiscono somme minime e comunque adeguate ad una cerimonia semplice e la rinuncia, se possibile, di inutili lussi o sfarzi di scena.

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Quali sono le discipline che governano i prestiti ai dipendenti? Lo strumento più noto di accesso al prestito per i dipendenti è la cessione del quinto dello stipendio, ad oggi un meccanismo di finanziamento tutelato come diritto per tutte le categorie di dipendenti (pubblici e privati) e per i pensionati. Le ultime disposizioni di legge, infatti, prevedevano che un’azienda poteva, a suo giudizio, concedere o meno la possibilità di ottenere un prestito tramite cessione del quinto dello stipendio ad un proprio dipendente; ora questa tipologia di finanziamento è diventata, invece, un diritto per tutti i lavoratori.

La finanziaria del 2005 ha apportato alcune importanti modifiche alla disciplina originaria della cessione del quinto, le principali delle quali riguardano la possibilità di ottenere il prestito con una maggiore facilità rispetto al passato e di poterlo, poi, estendere a tutte le categorie. La cessione del quinto dello stipendio è un finanziamento che prevede il rimborso del prestito mediante una trattenuta (rata mensile) sulla busta paga del dipendente; tale rata è un quinto del reddito mensile che il lavoratore percepisce, e consente al lavoratore la possibilità di poter comunque contare mensilmente sui 4/5 del proprio stipendio. Una caratteristica essenziale del finanziamento via cessione del quinto è che il lavoratore/dipendente non è tenuto a motivare il perché della sua richiesta di prestito e può pertanto utilizzare il denaro come ritiene opportuno. Tra i vantaggi primari ricordiamo, inoltre, che trattandosi di un finanziamento a firma singola la cessione del quinto non necessita della richiesta di garanzie specifiche se non quelle che riguardano la posizione lavorativa del richiedente e quindi il dimostrare di essere un lavoratore dipendente con regolare una busta paga e titolare di un contratto di lavoro a tempo indeterminato.

 

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Necessità di disporre di più risorse o di poter contare su una liquidità cha possa garantirti una maggiore serenità? Destinatari di un finanziamento o di un prestito sono solitamente i dipendenti, anche se il prodotto finanziario della cessione del quinto introduce la concessione dei prestiti ai pensionati pubblici e privati.

Le modalità di rimborso del finanziamento sono simili per entrambe le categorie: il pagamento di una rata mensile e costante versata direttamente dal datore di lavoro, nel caso del dipendente pubblico e privato, o dall’ente di riferimento nel caso dei pensionati inps ed Inpdap. L’importo massimo erogabile viene definito caso per caso ed i fattori di valutazione riguardano sia l’esigenze del richiedente che la sua retribuzione netta, ovvero l’effettiva disponibilità economica. La durata del finanziamento, allo stesso modo, è da definire in base all’importo richiesto e all’ammontare della rata da poter sostenere mensilmente. La durata di solito varia tra i 24 e i 120 mesi (2-10 anni) mentre il tasso di finanziamento è fisso e non cambia durante l’intero periodo del rapporto.

La documentazione richiesta per una simile pratica di finanziamento? L’ultima busta paga, se parliamo di una cessione del quinto per dipendenti, o di una cedola di pensione se ci riferiamo, invece, ai prestiti ai pensionati pubblici e privati. In entrambi i casi la documentazione della retribuzione mensile, più un documento di riconoscimento ed un codice fiscale, risultano sufficienti per poter definire in via preliminare una pratica di finanziamento. Successivamente ed in sede di consulenza la società erogatrice del prestito potrà valutare la richiesta e verificare la presenza o meno dei requisiti fondamentali di concessione. Maggiori verifiche sembrano interessare i dipendenti e la loro posizione lavorativa, mentre per i pensionati è sufficiente dimostrare l’effettiva titolarità di una pensione (anzianità, vecchiaia, inabilità, invalidità).

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Non solo i dipendenti pubblici, ma anche quelli privati possono usufruire della cessione del quinto. La cessione del quinto dipendenti privati è una particolare tipologia di prestito personale. Se solitamente un prestito, come ad esempio il mutuo, viene ripagato attraverso l’addebito di rate mensili sul proprio conto corrente bancario, nel caso della cessione del quinto il prestito viene estinto attraverso la cessione – appunto – di una quota del proprio stipendio mensile. Di norma, questa quota non può oltrepassare il 20% dello stipendio del dipendente al netto delle trattenute, e la gestione è delegata al proprio datore di lavoro.

La cessione del quinto dipendenti privati  è stata introdotta solo nel 2005, anno in cui lo scenario dei soggetti idonei è stato esteso fino a comprendere anche i pensionati. Prima di allora, l’istituto della cessione del quinto era disponibile per i soli dipendenti pubblici. La ratio dell’istituto è quella di offrire, ai lavoratori, la possibilità di scegliere un finanziamento con rimborso direttamente in busta paga, senza possibilità di rifiuto da parte del datore di lavoro. Infatti la cessione del quinto per i dipendenti privati rientra nella categoria dei prestiti garantiti, in quanto il prestito è “coperto” dal TFR (trattamento di fine rapporto) e anche dalla polizza (da stipulare) che protegge dal rischio impiego e vita del dipendente. Date queste garanzie, il prestito può essere offerto a condizioni vantaggiose in base a importo erogabile, tasso applicato e durata di ammortamento. Il credito può essere erogato anche a soggetti meno “sicuri”, ossia quelli censiti presso i sistemi di informazioni creditizie (cattivi pagatori) o presso i registri dei protesti (protestati).

Rispetto ai prestiti tradizionali, la cessione del quinto per i dipendenti privati rappresenta dunque un’ottima opportunità per ottenere credito, garantendo risparmio economico e di tempo, dal momento che questo tipo di richiesta viene accettata più facilmente. I dipendenti privati che hanno usufruito del prestito, inoltre, possono estinguerlo quando desiderato, beneficiando dell’abbuono degli interessi non ancora maturati.

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