Madre Teresa di Calcutta. La mia Vita, o Le preghiere di Madre Teresa o, ancora, I messaggi di Madre Teresa, quanti sono oggi i libri Madre Teresa di Calcutta che ci raccontano di una delle figure più caritatevoli mai esistite.

Al secolo Anjeze Gonxhe Bojaxhiu, fondatrice delle Missionarie della Carità, Nobel per la Pace e suora resa beata da Papa Giovanni Paolo II per deroga speciale a soli due anni dalla sua scomparsa (e non cinque come stabilito dal diritto ecclesiastico), Madre Teresa di Calcutta rappresenta una delle icone religiose più amate del secolo scorso da cristiani e non, fedeli e non.

La scelta di inseguire quella che lei chiamerà “una vocazione dentro la vocazione”, la decisione di mettere da parte gli impegni dell’Ordine di Loreto, a cui apparteneva sin da ragazza, per fondare una congregazione di suore indiane dedicata solo “ai più poveri dei poveri” ed ascoltare il grido degli ultimi, ecco la grandezza spirituale, la profondità mistica e soprattutto il coraggio di Madre Teresa. Si perché affrontare le strade di Calcutta senza alcun sostegno, né prospettiva vuol dire avere coraggio e non solo misericordia per i moribondi, i lebbrosi, gli anziani soli, i bambini abbandonati che incontrerà nel suo cammino e a cui donerà amore, carità, soccorso.

Anni di fatiche e sacrifici, in un attivismo quasi eroico che avrà ripercussioni, ovviamente, sulla sua salute, fino ad accompagnarla, dopo diversi ricoveri ospedalieri, in un letto di morte nella sua stanza della Casa madre di Calcutta. Nei libri di Madre Teresa di Calcutta possiamo ritrovare il lascito delle sue preghiere, dei suoi messaggi di speranza, speranza di un cambiamento di vite, di un rinnovamento nei cuori di tutti. Per Madre Teresa “la lebbra è anche nelle grandi città occidentali, ed è la solitudine… la solitudine dei bambini abbandonati alla nascita, dei vecchi lasciati morire da soli, dei miseri senza speranza”. E lei ha accettato il suo destino decidendo di mettersi sulle spalle pesi che ,invece, giornalmente scarichiamo voltando lo sguardo nell’indifferenza.

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